Le acque e fanghi delle Terme dei Papi

Viterbo (capoluogo dell’omonima provincia) e le sue acque termali: un legame ormai millenario. Già gli antichi Etruschi ebbero modo di godere delle proprietà curative delle acque termali della zona, sviluppando una raffinata cultura termale che sopravvisse anche successivamente, agli inizi del III secolo a.C., quando gli antichi Romani invasero questo antico borgo etrusco. L’eredità termale lasciata (o conquistata…) dagli Etruschi si nota dal fatto che, fino all’inizio del periodo imperiale, i bagni termali continuarono a chiamarsi “Terme Etrusche”, mentre testimonianza del “periodo termale” romano a Viterbo sono alcune rovine lungo l’antica via Cassia (poco fuori la città) e alcuni scritti di autori latini quali Simmaco, Tibullo, Strabbone, Marziale e Scribonio Largo (che fu il medico dell’imperatore Tiberio): in età augustea erano tre le zone termali di Viterbo, chiamate “Aquae Passeris”, “Paliano” e “Bullicame” (quest’ultima ancora oggi mantiene l’antica denominazione).

Acqua e fanghi alle Terme dei Papi

I fanghi e le acque delle Terme dei Papi vengono utilizzati impiegati

in questa moderna struttura che comprende un parco termale, una Spa e un Hotel, ma vediamo da quali fonti termali sono irrorate queste Terme dei Papi. Nel sottosuolo della zona circostante il centro termale si estende, per 12 km circa, una frattura dalla quale acque termali ricche di zolfo, bicarbonato, sali, calcio e magnesio escono in superficie grazie alla spinta di gas carbonici e solfurei: le Terme dei Papi utilizzano le acque della fonte “Bagno del Papa” e di quella “Bullicame”: dalla prima l’acqua sgorga a 36 gradi (omeotermale) ed è classificata come carbonico-solfato-bicarbonato-alcalino terrosa, mentre dalla seconda l’acqua fuoriesce alla temperatura di 58 gradi (di tipo ipertermale) e per la sua composizione chimica fa parte delle acque solfureo-solfato-bicarbonato-alcalino-ferrose. Le acque del “Bagno del Papa” sono particolarmente efficaci nella cura delle vasculopatie di tipo periferico, mentre quelle del “Bullicame” meritano un discorso a parte: queste infatti, per le loro caratteristiche chimico-fisiche, sono utilizzate con successo in numerosi trattamenti crenoterapici, soprattutto per quanto riguarda la cura e la prevenzione di tutte quelle patologie croniche che affliggono le vie respiratorie, l’apparato osteoarticolare, la pelle e l’apparato genitale, ma sono efficaci anche per combattere malattie di tipo dismetabolico.

L’acqua della sorgente “Bullicame” viene impiegata anche per riempire la meravigliosa piscina esterna di 2000 m2 che sorge all’interno delle Terme dei Papi di Viterbo e che è accessibile tutto l’anno (anche in notturna, durante il sabato sera). Ma questo meraviglioso stabilimento termale non è conosciuto e apprezzato solo per la possibilità di godere dell’acqua termale e delle sue proprietà curative, ma anche per i fanghi termali naturali. I fanghi naturali che vengono utilizzati presso le Terme dei Papi non sono creati artificialmente, con composti di acqua termale e argilla, o rigenerati diverse volte, come accade in altri centri termali, ma sono semplicemente estratti dal fondo di un laghetto termale chiamato “Bagnaccio”: qui il fango, prima di essere estratto, si arricchisce per millenni di varie sostanze (inorganiche e organiche) provenienti dalle numerose fonti solfuree ma non solo, infatti dal “Bagnaccio” non si estrae solamente una tipologia di fango, ma ben due! Uno dei fanghi che offre il fondo di questo laghetto unico nel suo genere è molto scuro, quasi grigio, e viene utilizzato nelle cure fangoterapiche, mentre l’altro è bianco, cremoso, e viene impiegato nei trattamenti di tipo estetico. Il fango naturale di Viterbo, ricco di vitamine, antiossidanti, sali minerali e sostanze biologiche varie, applicato sulla pelle svolge un’azione locale antisettica, antinfiammatoria e levigante e per questo viene utilizzato con successo per combattere gli inestetismi della pelle (ad esempio: cellulite, invecchiamento cutaneo, smagliature, acne, pelle disidratata ecc…), inoltre determina l’aumento della permeabilità cutanea. Il calore con il quale viene applicato il fango termale stimola lo scioglimento dei muscoli, li decontrare, generando non solo una piacevole sensazione, ma anche un’azione di vasodilatazione all’interno dei tessuti sui quali si applica: questa è molto benefica, in quanto favorisce un aumento dell’attività circolatoria locale e l’eliminazione di sostanze infiammatorie e/o tossiche per l’organismo; i fosfolipidi di cui è ricco il fango invece favoriscono lo spostamento di sostanze biologicamente attive verso i muscoli, le articolazioni, e i tendini. Come accennato sopra, alle Terme dei Papi di Viterbo il fango non viene rigenerato, infatti viene utilizzato nei trattamenti fangoterapici solo una volta, garantendo al paziente l’applicazione di un fango sempre nuovo, ma con le stesse proprietà curative che ha maturato per millenni sul fondo del laghetto del Bagnaccio.

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